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Endodonzia minimamente invasiva a Catania

Endodonzia minimamente invasiva a Catania

Dente da devitalizzare ?
Dolore al caldo, freddo e masticazione ?
Il dente pulsa e non riesci a dormire ?
C’è un dente devitalizzato che fa male ?
Necessità di un ritrattamento endodontico ?

In questi casi la branca dell’odontoiatria che può venire in aiuto è la endodonzia, che in molti casi permettere di risolvere i problemi ed i dolori con le “devitalizzazioni” o terapie canalari degli elementi dentari. Va subito detto che nonostante sia sempre un dispiacere dover devitalizzare un dente la procedura se ben eseguita può portare a salvaguardare il dente anche nel lunghissimo periodo, soprattutto se viene poi salvaguardato e protetto da una corona o capsula per preservarlo da fratture. Prima di parlare della tecnica vediamo un attimo quali possono essere i sintomi a cui fare attenzione che potrebbero rivelare un problema “endodontico” - diagnosi ovviamente da confermare dopo visita dello specialista:

Dolore molto forte a caldo e freddo;
Dolore alla masticazione;
Sensazione di “dente più lungo”;
Dolore pulsante e continuo;
Dolore che aumenta di notte.

Qualora confermata la diagnosi, solitamente tramite test di vitalità (al caldo e al freddo) e/o indagini radiologiche, potrebbe essere necessaria la devitalizzazione dell’elemento dentario o, qualora già devitalizzato e dolorante, un ritrattamento canalare.


Cos’è l’endodonzia?


L’endodonzia è quella branca dell’Odontoiatria che tratta le patologie del “nervo” del dente. Il dente infetto è colpito da carie profonde o traumi che causano sintomi quali la pulpite (dolore fortissimo e continuo ai denti) o segni come i “granulomi”, ossia lesioni all’apice del dente valutate grazie ad indagini radiografiche. Con il trattamento endodontico il dente interessato viene “devitalizzato”, risparmiandolo dall’estrazione e dandogli la possibilità, con una corretta ricopertura protettiva con una capsula, di rimanere in bocca per sempre. La procedura viene eseguita in anestesia locale.

A volte, purtroppo, se l’infiammazione è molto forte l’anestesia fa “presa” in modo più difficile e può essere utile abbinare una terapia antibiotica profilattica. Il primo passaggio del trattamento, dopo l’anestesia e l’isolamento con la diga di gomma, consiste di raggiungere la camera pulpare del dente, ossia dove è contenuto il nervo. Vengono localizzati quindi i canali radicolari (alcuni molari ne contengono anche 4 o 5) che sono molto piccoli e gli ingrandimenti aiutano enormemente in questa fase.

Successivamente tramite strumenti manuali e rotanti e con l’utilizzo di disinfettanti il nervo e il materiale infetto viene rimosso (denervato) fino all’apice del dente. Per la disinfezione si utilizza dell’ipoclorito di sodio al 5%, capace di uccidere i batteri in profondità, e l’EDTA che aiuta a rimuovere le componenti inorganiche nei canali. Il passaggio successivo è l’otturazione tridimensionale dei canali radicolari, che viene raggiunta utilizzando dei coni di guttaperca (materiale gommoso simile al caucciù) e cemento appositamente studiato. L’avvenuta chiusura viene valutata con una radiografia, in cui si va a verificare che il materiale da otturazione giunga esattamente all’apice del dente. Fino a non molto tempo fa la devitalizzazione del dente richiedeva anche 3 o 4 sedute, con notevole disagio del paziente.

Ora nella quasi totalità dei casi il dente viene devitalizzato in una sola seduta, grazie all’innovazione nelle tecniche e all’utilizzo di strumenti e materiali all’avanguardia. Infatti grazie a strumenti di ingrandimento si rende in molti casi più precisa, sicura e veloce la localizzazione dei canali radicolari ed il loro trattamento. Inoltre si utilizza una innovativa strumentazione, il rilevatore apicale, con la quale si ha certezza di essere giunti a decontaminare fino all’apice del dente. E’ quindi possibile aumentare la percentuale di successo della terapia, comunque già alta con le procedure convenzionali. La terapia è praticamente indolore durante il trattamento in quanto coperta da anestesia. Talvolta nei primi 2 o 3 giorni successivi può comparire un po’ di dolenzia, gestibile tranquillamente con antidolorifici. La durata del trattamento è di 1 ora circa per un dente con una radice (incisivi, canini…) fino anche a 2/3 ore per molari particolarmente complessi con 4/5 canali.

Successivamente alla devitalizzazione, il dente viene ricostruito utilizzando qualvolta dei perni in fibra di vetro per garantire una maggiore resistenza, e viene rivestito da una corona in ceramica, per eliminare il rischio di frattura e garantire un risultato duraturo ed esteticamente valido. Talvolta il dente già trattato può non guarire e dare fastidio anche dopo la terapia, spesso a distanza di mesi od anni.

A volte dà algia soprattutto in masticazione ed al caldo mentre altre volte durante una lastra di controllo si rileva che è presente un “granuloma” alla punta del dente, segno che c’è ancora una infezione presente. In questi casi, dovuti ad esempio ad una incompleta detersione, disinfezione ed otturazione dei canali oppure ad un trauma, il dente può essere ritrattato in maniera non chirurgica. Il ritrattamento prevede la rimozione del vecchio materiale da otturazione, una nuova detersione, strumentazione e in seguito una nuova otturazione.

Infine, qualora il ritrattamento non sia indicato o non si riesca a portare a termine, è possibile intervenire in via chirurgica andando o a effettuare una apicectomia oppure rimuovendo la radice infetta in caso di denti con più radici con interventi di emisezione (molari inferiori) o rizectomia (molari superiori). Il ritrattamento è spesso l’unica alternativa all’estrazione e il nostro staff, in caso di necessità, vi fornirà tutte le informazioni e soluzioni per permettervi una scelta libera e consapevole.


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