Chirurgia

Quali precauzioni devo avere dopo un intervento di chirurgia?

Cura della ferita: Non fumare per le prime 24 ore - Non toccare la ferita con le dita - Evitare di sciacquare e sputare per 24 ore - Evitare di mangiare cibi caldi per 24 ore

Riposo: Non guidare da soli il giorno dell’intervento e , se possibile, non lavorare. - Evitare di fare sforzi intensi per le prime 48 ore (es. andare in palestra).

Cosa faccio se la ferita sanguina?

Un leggero sanguinamento è normale
– Evitare di sciacquarsi energicamente la bocca nei giorni successivi all’intervento
– Se la ferita ricomincia a sanguinare, porvi sopra una garza sterile bagnata e mordere forte per 20 minuti
– Tenere per i primi 2 giorni del ghiaccio sulla guancia in corrispondenza della sede dell’intervento. Il ghiaccio va tenuto per 20 min. 3-4 volte al dì.

Potrò avere dolore dopo un intervento?

– Un modesto dolore è normale dopo un intervento chirurgico

– Ai primi sintomi del dolore prendere il farmaco antidolorifico prescritto ( Aulin bustine, Brufen bustine, Sinflex o altro)

Potrò avere gonfiore dopo un intervento?

Il gonfiore dopo l’intervento è normale. Raggiunge il massimo in seconda e terza giornata. Per ridurlo usare il ghiaccio come su indicato ed attenersi scrupolosamente a tutte le prescrizioni eseguite

– Prendere l’antibiotico prescritto per l’intero periodo indicato nella ricetta; non sospendere o cambiare l’antibiotico per nessun motivo senza prima averci consultato personalmente.

Nel periodo in cui la faccia è gonfia, evitare di prendere colpi d’aria o di praticare sport.

Implantologia

Gli impianti dentali sono presidi medico-chirurgici? Devono essere certificati?

Certamente, anche perché, a partire dal 13 giugno 1998, la legge italiana vieta la commercializzazione di tutti i presidi medico-chirurgici, quindi anche gli impianti dentali, non conformi agli standard di qualità stabiliti dalla Comunità Europea a tutela dei pazienti e dei chirurghi implantari.

Quali vantaggi offre una protesi su impianti osteointegrati?

Nel caso della sostituzione di uno o pochi elementi dentali, i principali vantaggi rispetto ad un ponte tradizionale sono: il mantenimento dell’integrità dei denti adiacenti alla zona edentula, evitando di protesizzare ed eventualmente devitalizzare denti sani; il mantenimento dell’osso alveolare in corrispondenza degli elementi sostituiti da impianti, che andrebbe altrimenti incontro a riassorbimento. L’impianto, infatti, stimola e preserva l’osso come la radice del dente naturale. Nel caso di riabilitazioni più estese, i principali vantaggi della protesi su impianti rispetto ad una protesi mobile parziale o totale sono: il ripristino della capacità masticatoria, che diventa uguale a quella dei denti naturali, con conseguenti benefici nutrizionali e digestivi. Potersi alimentare in modo adeguato è molto importante a tutte le età, ma soprattutto nei pazienti “non più giovani”; il mantenimento delle normali funzioni muscolari facciali, con recupero di un aspetto più giovanile e naturale del viso; l’arresto del processo di riassorbimento dell’osso mandibolare o mascellare conseguente alla perdita dei denti naturali ed all’eventuale uso di protesi mobili; l’assenza di infiammazione gengivale e di dolore correlato all’instabilità di protesi non adeguate; maggiore sicurezza nel parlare e nel sorridere. I vantaggi a cui andrete incontro vi permetteranno di migliorare la qualità di vita, l’aspetto estetico ed in senso lato la vostra salute generale.

Come si può contribuire al buon esito dell'impianto?

È nell’interesse del paziente seguire scrupolosamente la tabella dei richiami fissata dal clinico e fornire notizie di eventuali cambiamenti dello stato di salute generale. Con un impegno medio di 3-4 controlli annuali, e mantenendo una costante e corretta igiene domiciliare si preservano a lungo sia gli impianti che i manufatti protesici.

Quali sono i pazienti candidati all'implantologia?

In questa categoria possono essere inclusi: i giovani che hanno concluso la fase di crescita, di solito 16 anni per le femmine e 18 anni per i maschi, a cui mancano (non sono erotti perché non è presente il germe dentario) alcuni denti permanenti. Pazienti che in seguito a trauma, hanno perso alcuni denti, nell’ambito di una dentatura sana. Pazienti che hanno già eseguito in passato riabilitazioni orali estese con ponti fissi che necessitano di rifacimento, i cui pilastri (denti su cui si appoggia la protesi) non danno garanzie di durata. Pazienti portatori di protesi rimovibili parziali (scheletrati) o totali (dentiere complete) che per ragioni funzionali, estetiche o psicologiche necessitano di una protesi fissa. Non ci sono limiti di età tuttavia si deve valutare per ogni caso clinico la reale condizione psico-fisico.

È sempre possibile ricorrere all'implantologia?

Ogni singolo paziente deve essere esaminato attentamente, in quanto devono esistere delle condizioni ben precise che consentano di utilizzare questo tipo di trattamento. Un’altra condizione basilare è che il paziente non sia affetto da parodontite in fase attiva. Una diagnosi attenta ed un’adeguata terapia parodontale permetterà di sottoporre ad interventi di implantologia anche questa fascia di pazienti. Un altro fattore importante da considerare è il fumo. Recentemente sono state pubblicate ricerche cliniche che dimostrano come il fumo abbia un effetto negativo a livello parodontale ed implantare. I pazienti che fumano più di 10 sigarette al giorno devono essere valutati con molta prudenza. Un’altra condizione rilevante è che il paziente non sia affetto da patologie sistemiche non controllate farmacologicamente (malattie che coinvolgono tutto l’organismo quali il diabete, malattie del sangue etc.). Tali malattie possono essere diagnosticate prima dell’intervento attraverso un’attenta anamnesi (storia clinica del paziente), analisi ematochimiche (esami del sangue) e strumentali (radiografie, etc.). Infine, si ritiene idoneo all’implantologia esclusivamente il paziente in grado di mantenere una scrupolosa igiene orale domiciliare e osservare i controlli periodici stabiliti.

In caso di mancanza di osso, è comunque possibile eseguire la chirurgia implantare?

Sì, grazie all’utilizzo di membrane ed innesti d’osso autologo (del paziente stesso) o di altri materiali biocompatibili. In alcuni casi è possibile utilizzare nuove metodiche mini invasive che sfruttano impianti corti in modo tale da sfruttare il poco osso disponibile.

Il trattamento è doloroso?

No. Se l’intervento è ambulatoriale, si opera in anestesia locale utilizzando anestetici appositamente sviluppati per la chirurgia orale. Tali anestetici sono molto efficaci e producono una profonda anestesia. Il paziente non avverte alcun dolore. Terminata la fase chirurgica verranno prescritti farmaci analgesici-antinfiammatori in grado di controllare efficacemente l’eventuale insorgenza del dolore post-operatorio.

Come si procede nel dettaglio?

Il passaggio dall’intervento chirurgico all’inserimento della protesi si articola in due o tre fasi, a seconda del caso clinico: fase 1 – gli impianti in titanio vengono inseriti nell’osso mediante un intervento chirurgico; segue un tempo di attesa variabile che può andare dai 2 ai 9 mesi per permettere all’impianto di osteointegrarsi; fase 2 – al termine del periodo di osteointegrazione con un piccolo intervento eseguito in anestesia locale, all’estremità dell’impianto viene applicato un pilastro di guarigione, che affiora alla superficie della gengiva; fase 3 – avvenuta la guarigione della gengiva attorno al pilastro, si procede all’esecuzione del manufatto protesico (cioè del dente artificiale) ed alla sua fissazione all’impianto. In alcuni casi clinici, la prima fase prevede il posizionamento dell’impianto e la connessione del pilastro di guarigione in un unico momento operatorio, per cui dopo l’osteointegrazione si procede direttamente alla fase protesica. Il chirurgo dopo la fase diagnostica illustrerà quale tipo di operatività (una/due fasi) sarà più adatta alla vostra situazione orale. In alcuni casi selezionati è possibile posizionare la protesi fissa provvisoria nella stessa seduta o definitiva qualche giorno dopo al fase chirurgica. Questa metodica si definisce “carico immediato”.

Come è possibile ridurre l'ansia che si prova per un intervento chirurgico?

Quasi tutti i pazienti provano ansia e agitazione prima di un intervento chirurgico e non vi dovete sentire imbarazzati se questo è il vostro caso. Il giorno dell’intervento vi verrà praticata una sedazione a base di tranquillanti da assumere direttamente in studio 40 minuti prima dell’intervento che calmerà la vostra “normalissima” agitazione. In pazienti particolarmente ansiosi o per interventi importanti, sarà richiesto, con il vostro consenso, l’intervento di un anestesista che vi praticherà una sedazione cosciente che ha lo scopo di aumentare ulteriormente il vostro confort e nel tempo stesso si prenderà cura di voi durante l’intervento chirurgico. L’anestesista è a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti su questo tipo di sedazione ampiamente diffusa e utilizzata di routine negli Stati Uniti.

Esiste la possibilità di rigetto?

No, perché il titanio è un materiale assolutamente biocompatibile, in quanto del tutto inerte dal punto di vista biologico. Esiste, invece, la possibilità di “fallimento implantare”, che può verificarsi immediatamente oppure a medio-lungo termine. Il fallimento immediato (mancata osteointegrazione dell’impianto prima della fase protesica) è un’evenienza estremamente rara (dalla nostra esperienza e dai dati pubblicati in letteratura gli insuccessi immediati rappresentano il 2% – 3% dei casi). Nel caso di riabilitazioni estese o di protesi fisse di più denti su impianti, in fase di programmazione chirurgico-implantare, la progettazione prevede un numero di impianti che consente di avere un “margine di sicurezza” su cui contare in caso di insuccesso. Il fallimento a medio-lungo termine può essere invece causato da un non corretto mantenimento dell’impianto. E’ fondamentale che il paziente si sottoponga a controlli periodici e che curi scrupolosamente la propria igiene orale. Durante la fase di mantenimento parodontale ed implantare che si articola in 3-4 richiami nell’arco dell’anno, il paziente oltre alle normali procedure di igiene professionale sarà sottoposto ad uno scrupoloso controllo clinico degli impianti ed una volta all’anno ad un controllo radiografico.

Cosa succede in bocca quando un impianto fallisce?

Il danno biologico residuo nel caso di un fallimento implantare con i moderni impianti è inesistente. La perdita dell’impianto è paragonabile all’estrazione di un dente monoradicolato (ad es. un incisivo), e non pregiudica la possibilità di posizionare un altro impianto immediatamente o dopo guarigione avvenuta (dopo 2-3 mesi).

Quanto dura un impianto dentale?

Quando un impianto si è integrato con l’osso non c’è limite alla sua durata, purché il paziente mantenga una scrupolosa igiene domiciliare e si sottoponga a controlli periodici e la riabilitazione sia eseguita nel rispetto di corretti parametri tecnici.

Si può intervenire nuovamente a livello delle protesi su impianti?

Sì, tutte le protesi su impianti sono fissate agli impianti stessi mediante viti o cementi particolari e possono essere rimosse dal protesista qualora se ne rilevi la necessità. Il paziente non può rimuoverle, e a tutti gli effetti appaiono e funzionano come denti naturali.

Quali sono le alternative per ripristinare i denti mancanti o per stabilizzare le protesi totali rimovibili?

Le soluzioni alternative agli impianti osteointegrati comprendono:
Nessun trattamento: Tuttavia, in alcuni casi la perdita di anche un solo elemento dentario, può causare problemi estetici e funzionali con conseguente squilibrio a livello dell’apparato masticatorio.

Protesi totali: In molti casi, in modo particolare a livello della mandibola, la stabilità delle protesi totali è insufficiente a causa dell’atrofia della cresta alveolare edentula (dell’osso dove mancano i denti). Le protesi totali, inoltre, trasmettendo il carico masticatorio direttamente sulle creste edentule provocano un lento e progressivo riassorbimento dell’osso. Tale riassorbimento può, a lungo termine, rendere più difficoltoso il trattamento mediante impianti osteointegrati.

Protesi parziali rimovibili ancorate ai denti residui (scheletrati): Gli scheletrati, inevitabilmente, trasmettono un ulteriore carico ai denti naturali residui ai quali si ancorano. Inoltre, come le protesi totali, trasmettono direttamente il carico masticatorio alle selle edentule (zone dove mancano i denti) accelerandone l’atrofia.

Ponti fissi: In caso di perdita di un singolo elemento con denti vicini sani, il trattamento con un impianto, che supporta il dente mancante al posto del tradizionale ponte a tre elementi, permette di evitare la preparazione protesica dei due elementi dentari sani contigui.
In caso di perdita di più denti, bisogna valutare caso per caso vari fattori e questo può essere fatto solo attraverso una visita clinica approfondita.

 

Parodontologia

Che cosa significa avere la parodontite?

Il termine parodontite viene usato per descrivere la malattia parodontale, ossia delle gengive e dei tessuti di supporto del dente. Essa è caratterizzata, nelle forme gravi ed aggressive, da: sanguinamento gengivale dolore, gonfiore con ascessi con conseguente crescente mobilità ed eventuale perdita dei denti; nella maggior parte dei casi, invece, la malattia ha un decorso subdolo , lento, progressivo ed asintomatico che sfugge ai controlli, anche professionali, se superficiali e che si manifesta solo in fase avanzata quando la perdita del supporto degli elementi dentari è molto grave. In questa malattia c’è spesso familiarità e molte volte può anche accompagnare ad altre patologie come ad esempio il diabete. Frequentemente sono colpiti i fumatori. Grazie alle moderne tecniche terapeutiche in campo odontoiatrico ed un controllo molto frequente accompagnato da sedute d’igiene è possibile arrestare la malattia. La principale terapia della malattia parodontale è l’ablazione del tartaro ed il curettage per i casi lievi mentre la chirurgia con interventi a lembo e rigenerazione ossea è necessaria nei casi più gravi.

L'alimentazione ha influenza sulla malattia parodontale?

No. Un'alimentazione equilibrata è parte integrante e fondamentale di un corretto stile di vita, ma non esistono correlazioni dirette tra il tipo di alimentazione e la malattia parodontale.

C'è associazione tra malattia parodontale e alito cattivo?

Sì. Una delle più comuni conseguenze della malattia parodontale può essere l’alito cattivo dovuto alla proliferazione dei batteri sulle superfici dei denti e all’interno delle tasche parodontali.

Esiste qualche correlazione tra malattia parodontale e malattie cardiache?

Assolutamente si. Le malattie cardiache e la malattia parodontale hanno correlazioni dovute all’influenza che la malattia parodontale può esercitare sulle malattie cardiache. La malattia parodontale è sostanzialmente un'infezione batterica, i batteri possono entrare nel circolo ematico ed agire come fattori aggravanti di alcune malattie cardiache, come le malattie coronariche o le endocarditi infetti.

Serve fare gli sciacqui con il collutorio?

I collutori non sostituiscono una corretta tecnica di spazzolamento dei denti. Tuttavia, possono essere utili come strumenti di prevenzione della carie dentaria.

È normale che i denti si muovano? Cosa fare in questo caso?

No. I denti mobili sono tra i più comuni sintomi di forme gravi di malattia parodontale.

Esiste qualche correlazione tra malattia parodontale e diabete?

Sì. Esistono correlazioni che riguardano il rischio aumentato di ammalare di malattia parodontale per i pazienti diabetici. Il diabete mellito oggi è considerato uno dei principali fattori di rischio per la malattia parodontale. Esistono inoltre correlazioni tra gli effetti migliorativi della terapia per la malattia parodontale sui valori della glicemia nei pazienti diabetici. In caso di diagnosi medica di una forma di diabete è consigliato recarsi dal proprio parodontologo per una visita.

Come fa il dentista a fare diagnosi di malattia parodontale?

La diagnosi di malattia parodontale viene effettuata dal dentista attraverso una serie di strumenti diagnostici quali l’anamnesi, l’esame obiettivo della bocca, le radiografie ed eventuali esami di laboratorio. Uno strumento fondamentale per fare diagnosi è la sonda parodontale che serve a rilevare la presenza di tasche a livello dei tessuti parodontali. La formazione di una tasca quasi sempre indica la presenza di malattia parodontale.

La malattia parodontale si può curare con gli antibiotici?

No. La malattia parodontale viene curata dal parodontologo attraverso un piano di trattamento che dipende dalla forma e dalla gravità della malattia parodontale stessa. Gli antibiotici possono essere utilizzati nella terapia di particolari forme di malattia parodontale come strumento terapeutico aggiuntivo.

Il fumo ha qualche effetto nocivo sulla salute di denti e gengive?

>Il fumo rende più grave la parodontite che porta alla perdita dei denti. Le macchie da fumo favoriscono l’accumulo di placca batterica intorno ai denti.

Come si previene la malattia parodontale?

La malattia parodontale si previene attraverso una corretta igiene eseguita quotidianamente a casa e periodicamente in studio e mediante visite di controllo dal dentista.

 

Gravidanza

Premessa

Nei nove mesi di gravidanza, le donne vanno incontro a cambiamenti fisiologici che possono influenzare lo stato di salute delle gengive e dei denti. Nelle nuove raccomandazioni del ministero della salute le 7 cose da fare per evitare problemi Carie, erosione dello smalto, infiammazione delle gengive, malattia parodontale: sono tutte malattie orali che possono manifestarsi di frequente durante la gravidanza. A parte il peggioramento della qualità della vita della futura mamma, che di certo in quei mesi farebbe a meno del mal di denti, queste condizioni possono avere conseguenze negative anche per la salute del feto e del bambino. Ecco perché è importante prendersi cura della salute di bocca e denti durante i nove mesi di gravidanza. Le raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale, appena pubblicate sul sito del Ministero della Salute, aiutano a capire come fare.

Perché denti e gengive possono ammalarsi in gravidanza?

Nei nove mesi di attesa, la donna va incontro a diversi cambiamenti fisiologici, che possono influenzare lo stato di salute di bocca e denti. Modificazioni ormonali e della risposta immunitaria, per esempio, possono favorire l'infiammazione dei tessuti gengivali, con la comparsa o il peggioramento di malattie come la gengivite o la parodontite. Condizioni come l'iperemesi gravidica o la malattia da reflusso esofageo, invece, possono provocare l'erosione dello smalto e un aumento del rischio di carie.

Che conseguenze possono avere le malattie dentali e gengivali per il feto e il bambino?

I dati scientifici passati al setaccio dal gruppo di lavoro che ha stilato le raccomandazioni ministeriali confermano: la mamma con carie ha una certa probabilità di passare i batteri responsabili di questa malattia al proprio bambino appena nato e il rischio è tanto maggiore quanto più sono estese e numerose le carie materne. Quindi, prendersi cura dei denti durante la gravidanza migliora anche la salute del proprio bambino!

Come ridurre il rischio di carie quando si soffre spesso di nausea e vomito

Episodi ripetuti di vomito e nausea possono provocare la demineralizzazione dei denti, con erosione dello smalto e aumento del rischio di carie. Per ridurre questa possibilità bastano pochi, semplici accorgimenti, proposti dalle Raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale del Ministero della Salute. - Alimentarsi spesso con piccole quantità di cibo nutriente. - Dopo il vomito, risciacquare la bocca con acqua e bicarbonato (ne basta un cucchiaino): questa soluzione aiuta a neutralizzare l'acidità dell'ambiente orale. - Dopo mangiato, masticare chewing gum senza zucchero o con xilitolo. - Utilizzare spazzolini da denti delicati e dentifrici al fluoro non abrasivi: in questo modo si evitano danni alle superfici dei denti rese più delicate dalla demineralizzazione. Non solo: sempre più studi sembrano indicare che esista un'associazione tra malattie gengivali e problemi nella gravidanza, in particolare il parto pretermine e il basso peso alla nascita del bambino. Certo, "associazione" non significa causa: non sappiamo ancora se queste malattie possano contribuire a provocare questi problemi o si limitino a verificarsi contemporaneamente. Di sicuro, però, prendersene cura per tempo è una cautela importante. Ecco allora quali sono i suggerimenti proposti dal Ministero della Salute per la salute orale delle donne in gravidanza. 1. Spazzolare i denti due volte al giorno con un dentifricio al fluoro e utilizzare il filo interdentale tutti i giorni; 2. Limitare ai soli pasti l'assunzione di cibi contenenti zuccheri; 3. Evitare le bevande gassate e zuccherate, preferendo acqua o latte magro; 4. Preferire la frutta ai succhi di frutta; 5. Se sono passati più di sei mesi dall'ultimo controllo dal dentista, programmarne subito uno, con pulizia dei denti; 6. Per qualunque problema ai denti o alle gengive, consultare subito il dentista: non c'è nessuna controindicazione ai trattamenti durante la gravidanza! 7. Non temere se il medico intende utilizzare farmaci o sostanze particolari (antibiotici, anestetici locali, analgesici, colluttori ecc.): basterà fargli sapere della gravidanza e lui sceglierà i prodotti adatti.

Quando andare dal dentista?

Il momento migliore per le terapie dentali in gravidanza è tra le 14 e le 20 settimane, quando ormai il rischio di aborto è diminuito e tutti gli organi del bambino sono formati. Dopo le 20 settimane, l'aumento di volume dell'utero può rendere scomoda la posizione distesa sulla poltrona: alcune donne possono andare incontro a nausea, vomito o a un abbassamento di pressione. Per questo, meglio mantenere una posizione semidistesa, magari con un cuscino sotto il lato destro del corpo.

 

Odontoiatria Pediatrica

I denti dei bambini: quando effettuare la prima visita odontoiatrica?

La visita odontoiatrica in bambini nella prima infanzia può essere una buona premessa per il loro sorriso da grandi.
Non è mai troppo presto per iniziare a prendersi cura dei denti.
La presenza di placca, che costantemente si forma sui denti, rappresenta la causa principale della carie; la placca è una pellicola bianco giallastra composta da batteri i quali combinandosi con gli zuccheri e gli amidi contenuti negli alimenti producono degli acidi in grado di danneggiare lo smalto dei denti, provocando la carie. Una corretta igiene orale, che rimuova la placca e i residui di cibo dai denti del bambino, associata ad una dieta attenta a limitare il consumo frequente di cibi con molti zuccheri, come le caramelle, dolci, biscotti e bevande zuccherate, rappresenta il modo più efficace di prevenire la carie.
Una buona dentatura da latte è importante non soltanto per la nutrizione, fonazione, sorriso, vita di relazione del bambino, ma anche per il coretto sviluppo della dentatura definitiva.
Controlli regolari, iniziando dai primi anni di vita, e trattamenti preventivi, coadiuvati da una corretta igiene orale e dalle sigillature, assicurano un sorriso sano ai vostri bambini.
Effettuare frequenti controlli dal proprio dentista aiuta ad individuare i problemi nella fase iniziale, quando i danni, se presenti, sono ancora minimi. Nella occlusione corretta, il primo molare inferiore avanza quello superiore di mezza cuspide, mentre la cuspide del canino superiore è situata tra quelle del canino e del I premolare inferiore; i denti dell’ arcata superiore sono più sporgenti di quelli inferiori, in particolar modo gli incisivi superiori coprono gli inferiori per circa 2 mm; quando questo non avviene significa che vi è una malocclusione.
L’ortognatodonzia è la disciplina che interviene per lo studio e la correzione delle malocclusioni, però il compito dell’ortodontista non si limita a correggere l'attività masticatoria, ma implica anche la funzionalità della fonazione, della deglutizione, della respirazione e non meno importante della postura. Negli ultimi anni questa disciplina si è arricchita di nuovi dispositivi ortodontici e di nuove possibilità diagnostiche, tenendo sempre più di conto dell’interferenza dei fattori di crescita e considerando non solamente il cavo orale, ma l’intero organismo del paziente. Pertanto, l’ortodontista deve occuparsi dello sviluppo delle ossa della faccia e prevenire la malocclusione, attraverso l’ortodontia intercettiva, e non solo curarla.
Le maleocclusioni di III classe da basso sviluppo del mascellare superiore devono essere intercettate precocemente, intorno ai 5-6 anni così come la presenza di morsi crociati mono e bi laterali devono essere rimossi prima possibile, non appena vengono individuati, per consentire allo scheletro di crescere simmetrico e armonico.
Una delle principali cause delle malocclusioni nell’infanzia è rappresentata dalle abitudini viziate dei bambini e che possono costituire, se conosciute, un preciso campanello di allarme per i genitori.
Quando il bambino respira dalla bocca, perché non riesce a farlo dal naso, spesso può essere causato dalla presenza delle adenoidi; in questo caso si possono avere delle conseguenze che riguardano la crescita alterata del mascellare superiore, il palato ogivale, una mal posizione dei denti, alterazione della postura della lingua, della mandibola e della colonna cervicale. Altresì il bambino che succhia il dito, premendo il dito all’interno della bocca, causa delle alterazioni della posizione dei denti e delle basi mascellari; inoltre il mordicchiarsi il labbro inferiore comporta delle alterazioni della posizione dei denti. Un altro fenomeno frequente nei bambini è quello della deglutizione atipica, dove il bambino, quando deglutisce, posiziona la lingua tra i denti incisivi , provocando la protusione e/o intrusione o mancata eruzione dei denti, con conseguente morso aperto; alcune informazioni la mamma può acquisirle osservando il proprio figlio durante il sonno e verificando se sia o meno presente russamento e scolo salivare.
Se riscontrate nei vostri bambini queste abitudini viziate il consiglio migliore è di non sottovalutarle e di prendere in considerazione la necessità di una prima visita da uno specialista
Perché la prima visita dal dentista sia un’esperienza positiva per il vostro bambino è necessario non lasciare che qualcuno racconti storie sui dentisti che possano impaurire i bambini e, di conseguenza, non trasmettere al bambino la vostra ansia nell’andare dal dentista. E’ importante non trasformare la visita dal dentista come una punizione o un castigo, così come ricattare vostro figlio di portarlo dal dentista. Per lo stesso motivo è altrettanto importante effettuare il primo incontro col dentista quando il bambino non presenta dolore, in modo da lasciarlo sereno di ambientarsi nel nuovo “strano” posto, senza rischiare di fargli vivere il trauma che qualcuno possa fargli male.
Oggi grazie alla sensibilità e alla preparazione più specifica dell’odontoiatra è possibile, invece, trasformare la visita dal dentista come una simpatica uscita con vostro figlio; fondamentale è parlare con il vostro dentista prima della visita stessa in modo da chiarire eventuali domande o problemi.
Date loro il buon esempio, spazzolando i denti dopo i pasti, usando il filo interdentale ogni giorno, mangiando in modo sano ed equilibrato e facendo controlli dentistici regolari; la base di una corretta prevenzione dentale, un prezioso bagaglio per i vostri figli.

 

Odontoiatria Conservativa ed Endodonzia

Avrò dolore dopo la devitalizzazione?

Dopo la chiusura dei canali potrà residuare un leggero indolensimento che tenderà a passare gradualmente nell’arco di qualche giorno.

Posso masticare con il dente interessato devitalizzato?

Durante il trattamento endodontico il dente è completamnte vuoto, quindi più fragile. Per questo è consigliabile aspettare la chiusura dei canali e la ricostruzione del dente prima di masticare.

Dopo quanto tempo posso masticare dopo un'otturazione?

Nelle ore successive all’otturazione, una parte residua della resina composita utilizzata può continuare la reazione di polimerizzazione che determina l’indurimento del materiale. Quindi è consigliabile masticare sul dente curato, almeno due ore dopo l’avvenuta ricostruzione.

Posso avvertire dolore dopo un'otturazione?

In rari casi può residuare una sensibilità post-operatoria che tenderà a passare gradualmente con il passare dei giorni. Se il fastidio persiste, contattate lo studio per una visita di controllo.

 

Ortodonzia ed Invisalign

Cosa faccio se ho dolore dopo aver montato l’apparecchio fisso?

Dopo il montaggio dell’apparecchio, da 3 giorni a una settimana, potrebbe insorgere una dolenzia temporanea dovuta alle forze che si scaricano sui denti; tale fenomeno si può verificare ad ogni cambio degli elastici (1-2 gg). In entrambi i casi casi si può assumere un antidolorifico già usato in passato.
RIPOSO - Non guidare da soli il giorno dell’intervento e , se possibile, non lavorare. - Evitare di fare sforzi intensi per le prime 48 ore (es. palestre).

Cosa faccio in caso di lacerazioni da sfregamento con i brachets ortodontici?

Lo sfregamento dei brackets può causare escoriazioni e arrossamenti su guance e labbra. In questi casi è sufficiente coprire la parte di apparecchio che punge o dà fastidio con della cera ortodontica (Butler, Oral B) acquistabile in farmacia. In ogni ricordatevi di segnalarci subito qualsiasi problema abbiate, per effettuare un controllo prima possibile.

 

Denti sensibili

Quali sono le cause?

Molte persone, specialmente tra i 40 e i 50 anni, possono accusare un fastidio o anche un dolore quando cibi dolci o acidi oppure caldi o freddi vengono a contatto con le zone del colletto dei denti: i denti sono in pratica diventati
molto sensibili, o per meglio dire, si soffre di un disturbo noto come ipersensibilità dentinale.
Il dente diventa sensibile quando la dentina è esposta, cioè non è più ricoperta dallo smalto o dal cemento e dalla gengiva. In questa situazione, attraverso i tubuli dentinali (piccole gallerie che percorrono la dentina), l’ambiente orale viene messo in contatto con il nervo (polpa), che è la parte sensibile del dente, provocando dolore.
I fattori che determinano l’esposizione della dentina e, di conseguenza, la sensibilità, sono molti:

  • Un errato spazzolamento dei denti insieme all’uso di dentifrici troppo abrasivi può provocare l’esposizione della dentina attraverso l’usura dello smalto (abrasione) e la retrazione del margine gengivale (recessione gengivale);
  • l’assunzione frequente di bevande o cibi acidi (spremute di arancia o pompelmo, succhi di frutta, bibite, yogurt) può provocare lesioni dello smalto, specialmente se li si consuma freddi o prima di coricarsi;
  • lo stesso effetto può essere determinato da tutti i disturbi che provocano un reflusso acido dallo stomaco o dal vomito frequente tipico dei disturbi alimentari (anoressia e bulimia) e della gravidanza.
Valutazione e trattamento

Il dentista può valutare la causa dell’ipersensibilità e proporre la cura più appropriata alle varie situazioni.

Molto spesso la cura si basa su semplici raccomandazioni che possono essere adottate facilmente a casa:

  • seguire un corretto programma di igiene orale;
  • utilizzare dentifrici poco abrasivi e al fluoro;
  • applicare minor forza allo spazzolamento;
  • limitare l’assunzione di bevande acide.

 

Un dente sano in sezione. Si può notare lo smalto che ricopre la dentina.

 

La retrazione del margine gengivale lascia scoperta la dentina e provoca sensibilità.

 

Per scegliere il dentifricio più adatto è meglio farsi consigliare dal dentista.

 

Altre volte la cura può richiedere trattamenti con sostanze desensibilizzanti ad azione topica o terapie restaurative o parodontali che verranno effettuati dal dentista.

 

Igiene Orale

Come pulire i denti?

Le più comuni malattie della bocca sono causate dalla placca batterica.

Quest’ultima è una sottile pellicola, invisibile a occhio nudo, che aderisce ai denti e a tutte le altre superfici presenti nel cavo orale (lingua, guance, protesi, apparecchi) e ospita i batteri che provocano carie, gengiviti e parodontiti.

Per proteggere a lungo la salute dei denti occorre pulirli accuratamente e mantenere nel tempo una buona igiene della bocca che spesso può sembrare pulita, pur non essendolo veramente.

 

come pulire i denti

Usare lo spazzolino

Lo spazzolino è lo strumento principale per l’igiene quotidiana dei denti. Per orientarsi nella vasta gamma proposta in commercio, occorre tenere presente che lo spazzolino deve essere comodo da impugnare e avere la testina piccola per raggiungere anche i denti posteriori.

Le setole devono essere sintetiche, di durezza medio-morbida e con le punte arrotondate. E’ opportuno ricordare di cambiare lo spazzolino ogni 3 mesi o quando si altera la forma dello stesso. Lo spazzolino elettrico può costituire un’ottima alternativa a quello tradizionale.

È importante il modo in cui i denti vengono spazzolati: devono essere pulite con la stessa cura tutte le parti del dente, anche quelle più nascoste; lo spazzolino manuale e quello elettrico non vanno usati con le stesse modalità.
Una delle tecniche consigliate è indicata qui a lato; chiedere al proprio igienista/dentista qual è la tecnica di spazzolamento più adatta alla propria situazione.

Bisogna spazzolare i denti almeno tre volte al giorno (mattino, dopo pranzo e la sera), per una durata minima di due minuti (attenzione: si tende sempre a sovrastimare la durata dello spazzolamento). Per completare la pulizia è bene spazzolare delicatamente anche la lingua.

Nelle persone con particolari problemi, per esempio anziani o disabili, lo spazzolino tradizionale può essere sostituito dallo spazzolino elettrico; anche per i bambini può costituire un valido aiuto.

 

Pulire gli spazi tra i denti

La bocca non può dirsi pulita se, almeno una volta al giorno, non vengono detersi anche gli spazi interdentali, difficilmente raggiungibili con lo spazzolino. Lo strumento principale è il filo interdentale il cui uso corretto è mostrato nelle figure qui a lato. Anche lo scovolino, in alcuni casi, è consigliato per poter rimuovere efficacemente la placca.

Tenendo le arcate aperte, posizionare lo spazzolino inclinato di 45° rispetto all’asse lungo del dente ed effettuare un movimento di rotazione in direzione coronale cioè facendo ruotare le setole dalla gengiva verso il dente esercitando una pressione moderata; l’obiettivo è quello di voler allontanare i depositi molli dalla gengiva, dal colletto e da tutto il corpo del dente. Per pulire la parte linguale/palatale dei denti anteriori (da canino a canino) lo spazzolino si introduce verticalmente, utilizzando il suo lato corto. Ricordarsi di spazzolare ogni arcata per almeno 60 secondi.

Il movimento orizzontale è meno efficace e può danneggiare la gengiva, quindi deve essere limitato alla superficie masticatoria del dente.

Estrarre 40 centimetri circa di filo interdentale e avvolgerli intorno alle dita medie di entrambe le mani. Appoggiare gli indici o il pollice sul filo, lasciando uno o due centimetri di spazio.

 

 

Fare passare delicatamente il filo fra i denti, mantenendolo adeso alla superficie laterale del dente cercando di “abbracciarlo” e farlo scivolare delicatamente nel solco della gengiva compiendo dei movimenti verso l’alto e il basso e mai di avanti-indietro.

Uso dello spazzolino elettrico

Lo spazzolino elettrico deve essere posizionato in corrispondenza di ogni superficie del dente (esterna, linguale/palatale e occlusale nei denti posteriori) e tenuto in posizione per 2-3 secondi, dopodiché si passa al dente successivo. Non è necessario effettuare movimenti, spostamenti o rotazioni della testina sul dente in quanto quest’ultima compie già un movimento completo. E’ importante ricordare come deve essere posizionata la testina, cioè al confine tra la porzione di dente e della gengiva. Se viene posizionata troppo lontana dalla gengiva, non viene accuratamente pulita la zona del colletto (dove principalmente si accumula la placca e i batteri si trovano a contatto con la gengiva), se al contrario viene posizionata sopra la gengiva, c’è il rischio di creare un danno e favorire la comparsa di una recessione gengivale. Chiedere sempre consiglio al proprio igienista e/o dentista in caso di dubbi per eventuali chiarimenti e correzioni da parte del professionista.

 

Pulizia della lingua

Per una igiene corretta di tutta la bocca è necessario detergere anche la lingua, dove, a causa dell’anatomia della sua superficie caratterizzata dalla presenza delle papille, si può formare una pellicola linguale in cui rimangono intrappolati i batteri che possono essere causa dell’alitosi. I puliscilingua comunemente presenti in commercio sono degli strumenti che possono presentare delle setole o essere interamente fatti di plastica; questi si utilizzano posizionandoli nella parte posteriore della lingua e delicatamente portati verso l’esterno spazzolandone l’intera superficie. Sebbene i batteri e il biofilm linguale si depositino in prevalenza nella parte più posteriore dove, se troppo sollecitata, può creare fastidi, ricordarsi quanto possibile di detergere tale zona e di non dimenticare anche le superfici laterali.

Ho un problema di sensibilità ai denti: quali soluzioni posso adottare?

La sensibilità dentale è una delle conseguenze della recessione gengivale che determina l’esposizione di parte della radice del dente che normalmente risulta ricoperta da gengive e cemento. Quando le gengive si retraggono e/o in caso di perdita dello strato protettivo dello smalto o del cemento, la dentina si scopre e si espone agli stimoli esterni: in queste situazioni si può manifestare la sensibilità dentale. La sensibilità di un dente può anche essere sintomo di una lesione cariosa. Quali sono le cause? Le cause possono essere molteplici: Le cause possono essere molteplici come l’uso di una tecnica di spazzolamento sbagliata, di una pressione troppo elevata esercitata con lo spazzolino, l’utilizzo di dentifrici eccessivamente abrasivi, una tecnica scorretta nell’ uso del filo interdentale e lo sbiancamento dentale (in tal caso la sensibilità è breve e temporanea) Quali sono i sintomi? Quando si consumano cibi dal sapore agrodolce e/o bevande calde/fredde i denti reagiscono con una sensazione dolorosa. Il dolore può comparire anche durante lo spazzolamento dei denti. I denti sensibili hanno bisogno di un trattamento specifico con prodotti desensibilizzanti ad uso professionale e/o domiciliare.

Esiste una cura per evitare che la carie rovini la dentatura?

L’unico rimedio per evitare la carie è quello di attenersi a tutte le regole della prevenzione. Innanzitutto deve effettuare scrupolosamente l’igiene orale, così come prescritto dal suo igienista o dall’odontoiatra, cioè spazzolare i denti dopo ogni pasto, almeno per 2 minuti, utilizzare eventuali presidi consigliati come gli scovolini, e usare il filo interdentale la sera. Infine è fondamentale sottoporsi a regolari visite odontoiatriche preventive e in modo che le carie vengano intercettate all’inizio, quando hanno appena intaccato lo smalto.

Placca: cos'è e come si forma?

La placca è una pellicola densa, non mineralizzata, di colore biancastro, costituita da batteri, zuccheri, proteine e acqua che si forma costantemente sui denti. E’ la principale causa della carie e dei problemi gengivali e, se non viene rimossa, mineralizza trasformandosi in tartaro. Con un’adeguata igiene orale é molto facile prevenire il formarsi della placca: è importantissimo lavarsi i denti almeno due o tre volte al giorno ed utilizzare filo interdentale e/o scovolini per rimuovere la placca da tutte le superfici dei denti e dei manufatti protesici. Si consiglia di limitare l’assunzione di cibi contenenti zuccheri ed amidi, di andare regolarmente dal dentista per visite di controllo e dall’igienista per regolari richiami di igiene professionale.

Tartaro: come individuarne e prevenirne la formazione?

A differenza della placca, che è una pellicola molle non difficile da asportare, il tartaro è un aggregato minerale adeso alla superficie dentale facilmente individuabile se situato al di sopra del margine gengivale. La colorazione brunastra dei denti può evidenziare la presenza di tartaro; andare dal dentista per un controllo è l’unico modo sicuro per identificarlo e rimuoverlo. Per ridurre la formazione di tartaro è necessario lavarsi regolarmente e bene i denti e usare il filo interdentale per rimuovere in modo efficace la placca evitando che poi mineralizzi . Una volta che il tartaro si è formato, solo il dentista e l’igienista, con una pulizia professionale, sono in grado di rimuoverlo.

 

Alitosi

Cos'è, da cosa dipende e come affrontarla.

Questo disturbo può interessare chiunque (bambini, adulti, anziani) e può essere un motivo di disagio, specie nei rapporti interpersonali. Nella maggior parte dei casi è legato a cattive condizioni della bocca o ad abitudini che possono essere corrette. Spesso può essere trattato con successo.

Se dipende dalla bocca

  • Igiene orale: La pulizia accurata dei denti è essenziale per evitare l’alitosi. Un’igiene scarsa non allontana i residui alimentari e favorisce l’accumulo di una sottile pellicola (placca batterica) sulle superfici dei denti, delle gengive e della lingua. I batteri utilizzano queste sostanze e producono composti che sono la causa principale del cattivo odore.
  • Saliva: L’azione della saliva è importante per mantenere una bocca pulita, quindi tutte le condizioni che determinano la bocca secca (xerostomia) favoriscono l’alitosi.
  • Malattie orali: Tutte le patologie che colpiscono il cavo orale (gengiviti, parodontiti, carie estese, malattie della mucosa) aumentano l’alitosi. È quindi necessario mantenere in buona salute la propria bocca controllando periodicamente con il dentista lo stato di denti e gengive.
  • Altre cause: Otturazioni, apparecchi ortodontici e protesi difficili da pulire, favoriscono l’accumulo della placca e possono causare alitosi.

Fattori esterni

  • Alimenti:  aglio, cipolla, porri e alcune spezie possono causare odori sgradevoli nell’alito fino a 72 ore dopo la loro assunzione.
  • Alcol: le bevande alcoliche sono una causa comune di alitosi.
  • Fumo: l’abitudine al fumo di tabacco conferisce all’alito un odore caratteristico e persistente, in parte dovuto a composti volatili solforati.

Se non dipende dalla bocca
Talvolta l’alitosi può essere causata da patologie infiammatorie come le sinusiti e le tonsilliti. Anche alcune malattie bronchiali e gastriche possono determinare un alito cattivo.

L’intervento del dentista
Quando si soffre di questo disturbo la cosa migliore da fare è parlarne con il dentista che potrà individuare le cause del cattivo odore e aiutare a risolvere il problema spesso semplicemente con sedute di igiene orale.

Le particelle di cibo che restano nella bocca dopo un pranzo si combinano con i batteri e provocano l’alitosi.

Quando ci si pulisce i denti è opportuno spazzolare bene anche il dorso della lingua dove la placca batterica tende ad accumularsi.

Consigli pratici
Se non ci sono cause particolari, per evitare l’alito cattivo è sufficiente seguire alcuni semplici accorgimenti:
spazzolare bene i denti, pulire gli spazi tra i denti con l’apposito filo, spazzolare la lingua;
evitare di mangiare cibi che causano un cattivo odore dell’alito (aglio, cipolla e simili);
non fumare sigarette, sigari o pipa.

Cause
L’alitosi, cioè l’alito cattivo può avere origine da cause locali o sistemiche: può essere una manifestazione di disturbi gengivali, carie, ritenzione e non corretta rimozione della placca da superfici dentali e da protesi, disidratazione, disturbi digestivi causati da una cattiva alimentazione, consumo di alcolici, fumo ed alcune malattie sistemiche. Svegliarsi la mattina con l’alito cattivo è dovuto soprattutto alla disidratazione, perchè durante il sonno il metabolismo rallenta, il flusso di saliva diminuisce quindi gli acidi e altri residui subiscono un processo di putrefazione. Per questo prima di coricarsi è molto importante lavarsi con cura i denti, spazzolare la lingua e usare il filo interdentale.

 

Stili di vita

Parodontite: un esempio di come lo stile di vita influisca sulla salute dei denti

La parodontite rappresenta una delle patologie infiammatorie croniche a più elevata prevalenza nella popolazione dei Paesi occidentali, ed è fortemente legata ad erronei stili di vita (es. cattiva igiene orale, fumo, errori alimentari, abusi di droghe e alcool). In Italia, ogni anno, il 40% della popolazione si sottopone a visita odontoiatrica; l’igiene orale può essere il punto di partenza per confrontarsi con un concetto più vasto e definibile “igiene della vita”, che passa attraverso l’adozione di uno stile di vita sano.

 

Avulsione traumatica

Cosa si intende per avulsione traumatica?

Per avulsione traumatica si intende la fuoriuscita dell’intero dente dall’alveolo (cavità che ospita la radice) in seguito ad un trauma che coinvolge il distretto oro-facciale (non solo quindi la zona della bocca, ma più in generale di tutto il viso). Ciò può avvenire, per esempio, durante gli sport di contatto con percentuale elevata dai 6 ai 14 anni. Dai 14 anni si rileva un’ulteriore incremento di eventi traumatici dovuto al coinvolgimento dei ragazzi in incidenti stradali. Per non incorrere in gravi errori di valutazione, cercheremo di rispondere a dei semplici quesiti importanti per affrontare nel miglior modo possibile i primi difficili momenti dopo il trauma.

Stai sanguinando, cosa devi fare?

Stringere un fazzoletto pulito e piegato in corrispondenza dell’alveolo. Non assumere nessun farmaco contenente aspirina, poiché questo favorisce il sanguinamento. Applicare impacchi di ghiaccio.

Hai ancora il dente integro, può essere riposizionato nell’alveolo?

Il dente integro deve essere riposizionato nell’alveolo al più presto possibile, l’ideale sarebbe entro un’ora dal trauma. Si deve sciacquare il dente sotto l’acqua corrente, riposizionarlo nell’alveolo ed accertarsi di aver fatto il vaccino dell’antitetanica. Se non si riesce a riposizionare il dente, si consiglia di mantenere idratato l’elemento in soluzione fisiologica, saliva o latte. In ogni caso, recarsi al più presto dal dentista di fiducia.

Cosa succede se hai recuperato solo una parte del dente?

Non si deve assolutamente riposizionare il frammento in bocca, ma si consiglia sempre di conservarlo in soluzione fisiologica, latte o saliva per mantenerlo idratato. Anche in questo caso si consiglia di contattare al più presto il proprio dentista che dovrà valutare l’entità della frattura e l’eventuale necessità di eseguire radiografie per verificare se la radice è stata danneggiata.

Cosa puoi fare se non trovi il dente?

Se non riesci a trovare il dente, recati comunque dal tuo dentista che valuterà con esami radiologici e domande mirate la procedura clinica più appropriata.

Cosa fare se si tratta di un dente da latte?

Il dente da latte non deve essere riposizionato in bocca per evitare traumi ai denti permanenti. Il tuo dentista esaminerà attentamente i tessuti molli e la mobilità degli elementi traumatizzati per verificare l’eventuale presenza di frammenti di dente nella gengiva.

Qual è il futuro del dente reimpiantato?

Se il dente è stato reimpiantato con successo, potrebbero non essere necessari ulteriori trattamenti, ma soltanto controlli periodici per poter valutare la vitalità dell’elemento stesso. Per contrastare la mobilità del dente e favorire la stabilizzazione nella posizione corretta, si blocca l’elemento reimpiantato con della resina ai denti vicini per un periodo stabilito dal tuo dentista.

Cosa fare quando il reimpianto non ha avuto successo o il dente è andato perso?

Se il dente è andato perso o se il reimpianto non ha avuto successo, può essere sostituito temporaneamente con un dispositivo protesico provvisorio. In seguito, a maturità scheletrica raggiunta sarà possibile programmare la realizzazione di un manufatto protesico ad ancoraggio dentale o implantare.

Cosa puoi fare per evitare avulsioni traumatiche?

Puoi indossare un paradenti, cioè una mascherina realizzata dal dentista, che protegge i denti in caso di traumi alla bocca. I paradenti possono essere trasparenti o colorati. Ad esempio, si possono utilizzare i colori della squadra preferita dal ragazzo, per incentivarne l’utilizzo durante l’attività sportiva.

 

Sedazione cosciente

Sedazione cosciente: tutti i chiarimenti sulla tecnica.

Consente al paziente di stare sulla poltrona odontoiatrica con la stessa tranquillità con cui starebbe sulla sua poltrona preferita. Consiste nella somministrazione per via endovenosa di quantità piccolissime di farmaci che attenuano le risposte emotive, non sempre facili da controllare, che si manifestano durante la seduta odontoiatrica.

Oltre a questo stato di benessere che i pazienti apprezzano moltissimo, la sedazione cosciente determina una grande stabilità della pressione arteriosa che rende molto più agevole il lavoro del chirurgo e meno intensi gli effetti post-operatori. Il controllo della pressione ed il monitoraggio continuo delle funzioni vitali aggiungono un elevato fattore di sicurezza per i pazienti portatori di patologie complesse e consentono un’agevole esecuzione delle cure odontoiatriche anche ai pazienti affetti da crisi di panico e da reazioni involontarie non controllabili.

Il primo scopo della sedazione cosciente è la riduzione, fino alla scomparsa, del disagio del paziente, il secondo è consentire all’operatore di lavorare in condizioni di maggiore serenità e di poter concentrare in una sola seduta più procedure chirurgiche pianificate.

Il disagio del paziente può derivare da ricordi di esperienze negative precedenti quali: dolore, conati di vomito, difficoltà a respirare, palpitazioni, svenimenti, reazioni allergiche oppure da fobie, il senso di costrizione del faringe dopo l’anestesia locale (ad esempio, anestesia tronculare), reazioni claustrofobiche, paura del buio alla copertura degli occhi oppure timori legati alla concomitanza di patologie gravi di cui il paziente è portatore e delle terapie complesse che queste comportano. Tutti questi elementi negativi, spesso privi di una base organica (ma non per questo meno terrorizzanti), vengono certamente ingigantiti dallo stato di ansia e rappresentano le molle, che, non appena raggiungono il carico critico scatenano l’attacco di panico.

Il colloquio con l’anestesista che eseguirà la sedazione cosciente non è solo il momento di conoscenza di questi aspetti del paziente, ma è anche un’occasione per rassicurarlo, entrare in sintonia con lui, conquistare la sua fiducia, facendogli capire che le sue paure non sono considerate sciocchezze di cui ridere, ma un problema che si potrà risolvere insieme. Per garantire il miglior compromesso tra la sedazione ed il mantenimento della capacità di collaborazione, abbiamo scelto di usare le benzodiazepine a dosaggi estremamente bassi, sfruttando perciò maggiormente l’azione ansiolitica rispetto a quella ipnotica.

L’uso delle benzodiazepine a microboli per via endovenosa permette di modulare in modo molto preciso la risposta del paziente, ottenendo in pochi minuti il livello desiderato di sedazione cosciente. Oltre a ridurre l’ansia e l’eccesso di stato di allerta usiamo farmaci che servono a bloccare il riflesso del vomito e l’eccesso di salivazione che molto spesso sono fonte di disagio sia per il paziente che per l’operatore. L’anestesista (previa esclusione di problemi di tipo allergico del paziente) somministra farmaci analgesici ed antinfiammatori con lo scopo di ridurre la risposta flogistica dei tessuti esposti al trauma chirurgico e di prevenire l’insorgenza del dolore postoperatorio quando scompare l’azione della anestesia locale. A completamento del protocollo farmacologico, ricordiamo la somministrazione (sempre dopo una verifica anamnestica) di una copertura antibiotica perioperatoria.

Durante l’intervento il paziente è controllato sia con il monitoraggio (che fornisce in tempo reale elettrocardiogramma, pressione, ossigenazione) sia verbalmente, attraverso un contatto tra paziente e anestesista. Questo ci permette di verificare costantemente il grado di benessere del paziente e la sua capacità di collaborare col chirurgo e a partire da queste informazioni, l’anestesista mantiene l’equilibrio attraverso le correzioni farmacologiche necessarie. La metodica appena descritta consente di realizzare una prestazione sanitaria squisitamente su misura per la persona-paziente con lo scopo di garantire una esperienza senza dolore e senza disagio fisico e psichico, in altre parole semplici e chiare, sulla poltrona del dentista il paziente non deve stare buono, deve stare bene.

L’ampliamento delle indicazioni della sedazione cosciente è stato determinato anche dall’evidenza dei vantaggi offerti al chirurgo durante l’intervento, che consistono: nella riduzione del sanguinamento, della salivazione, della riflettività del cavo orale, e della insofferenza causata dalla presenza di liquidi nel faringe. Oltre ad un evidente e gradito stato di benessere che accompagna il paziente per tutto l’intervento, si è verificata una nettissima riduzione delle complicanze postoperatorie come l’edema, gli ematomi, le deiscenze della sutura e l’incidenza del dolore. Infine, va sottolineato che la presenza dell’anestesista rianimatore, realizza un elevato grado di sicurezza attiva per il paziente durante tutta la procedura chirurgica endorale ed è una presenza confortante per gli operatori, che devono agire sempre più spesso su pazienti portatori di patologie tutt’altro che banali.